Pepín ven giò che i todesch hinn chi ancamò

Monumento a Garibaldi in Largo Cairoli a Milano

Monumento a Garibaldi in Largo Cairoli a Milano, foto del 1920.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, a Milano, con la città occupata dai tedeschi che avevano il quartier generale in Foro Buonaparte, un giorno, in Largo Cairoli, sul basamento del monumento a Garibaldi, apparve una scritta vergata nottetempo con la pittura bianca: «Pepín ven giò che i todesch hinn chi ancamò». Prontamente, con il piglio protervo che li caratterizzava, i militi della Muti, la cui caserma si trovava poco lontano, in via Rovello, ora sede del Piccolo Teatro, provvidero a rimuovere la scritta beffarda. Che, però, riapparve qualche giorno dopo e di nuovo fu rimossa. Quando riapparve per la terza volta le camicie nere non si limitarono a cancellarla, ma scrissero a loro volta: «Vigliacco! Vieni a scrivere di giorno, se hai il coraggio!». Il giorno dopo, accanto, c’era un’altra scritta: «Fossi matto! Di giorno sono fascista anch’io!».