L’impermanenza non esiste?

pantarei

Impermanenza

«Impermanenza», «impermanente» sono  termini che in italiano non esistono?  Un corrispondente mi informa: «Ho consultato per scrupolo tutti i dizionari di cui dispongo, incluso il Dizionario Enciclopedico della Treccani. E anche il database sul web. Se sul sito Treccani si consulta la sezione Vocabolario, il termine “impermanenza” risulta irreperibile». Incredulo vado su Google e digito «impermanente»: circa 95.600 risultati. Non c’è male per una parola che non esiste, n’est-ce pas? Inoltre, da una ricerca fatta alla buona tra le persone che ho vicino, il termine «impermanente» è ben compreso da tutti. Ma, allora, che cosa è successo? Se, come dovrebbe essere, le parole entrano nel dizionario in seguito all’uso e non viceversa, come mai i vocabolari della lingua italiana, vitaccia cavallina, non riportano ‘sta parolina?

Adultescente, inzitellito, cocopro, bling-bling, ludopatia, fraccata, shortini, cineturismo, sbigliettamento … Queste sono alcune delle nuove voci che il vocabolario della lingua italiana «Lo Zingarelli 2014» ha accolto. Circa 1500 nuove parole. Ma «impermanente» no. Cari redattori del più venduto vocabolario di italiano, fatemi capire: se posso dire impopolare invece di non popolare, imparziale invece di non parziale, impavido invece di non pavido, impenetrabile invece di non penetrabile, imperfetto invece di non perfetto, imperituro invece di non perituro, impossibile invece di non possibile (potrei continuare fino a domani) qual è il motivo per cui, secondo voi, non potrei dire impermanente invece che non permanente? Tra l’altro, il francese (impermanence), lo spagnolo (impermanencia) e il portoghese (impermanência), in quanto lingue romanze (ossia derivate dal latino, come l’italiano) testimoniano della liceità dell’uso del termine che, guarda caso, sarebbe identico in tutte e tre le lingue, per non dir dell’inglese (impermanence, evidentemente «rubato» al francese). Ma in latino no. Impermanenza in latino non c’è. Il latino si schiera così dalla parte dell’Essere-che-non-può-non-essere, dell’Empireo, del Motore immobile. Ossia della Permanenza. Ecco il problema. Io credo, ma è solo una mia supposizione, che la ragione per cui i vocabolari italiani non riportano il termine «impermanenza» è che in latino non si dà. I puristi della lingua divengono schizzinosi quando un termine «colto» non trova legittimazione nella lingua di Cicerone. Ma la parola esiste in quasi tutte le lingue romanze e il fatto che sia potuta passare dal francese all’inglese la dice assai lunga sulla sua antichità d’uso. Non si tratta certo di un neologismo.

Tarassaco

Soffione

E l’italiano? Su Google troviamo 66.200 pagine che riportano la parola impermanenza (adesso ci aggiungo anche la mia). Non sono 66 mila ripetizioni della stessa pagina, come si può facilmente vedere anche da un’occhiata superficiale. Quanto alla Treccani, si vede che la loro mano destra non sa quel che fa la sinistra, perché se il Vocabolario non la riporta, l’Enciclopedia, invece la usa. Conclusione? La battaglia tra Eraclito e Parmenide non è affatto terminata. E, se Parmenide ha potuto esercitare una certa supremazia culturale sulla cultura dell’Occidente per molti secoli (per il tramite di Platone e Aristotele), ora i bastioni dell’ontologia forte e fondante cominciano a scricchiolare, mentre l’impermanenza si fa strada ovunque, meno che nelle granitiche certezze degli accademici imparruccati.

Come scrive un blogger spagnolo:

Impermanencia no existe en el idioma latino. Existe el verbo «permanere» y la palabra «permanentia» Si le agregamos el prefijo «im» haremos el sustantivo que buscas: IMPERMANENTIA.

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