La seconda legge

Bhavachakra

Bhavachakra

Flavio ― Dire la verità… D’accordo. Ma rimane un annoso, irrisolto problema: qual è la verità? È quella che io credo che sia? È qualcosa che non cambia, rimane e non si altera? Oppure è qualcosa che, come tutte le cose di questo mondo, diviene? Se così fosse, non potrei dire qual è la verità, ma solo qual era. Ossia ciò che mi è apparso vero un atomo di tempo fa, immediatamente prima che parlassi.

Letizia ― E infatti dire la verità è più un problema di congruenza e onestà intellettuale che non di conoscenza – cosa impossibile – della verità …

Gianna ― Se parli della muraglia cinese, esiste e non è un punto di vista; si presume esisterà anche tra breve. Nel caso la si dovrà chiamare ex, il che è un grande aiuto… Interessante comunque quello che dici

Flavio ― La muraglia cinese, come le piramidi e i persino i diamanti, impercettibilmente cambiano di momento in momento; tutte le cose decadono, collassano, si sgretolano liberando gli elementi di cui sono composte. Nulla resta com’era. Non si entra due volte nello stesso fiume, che poi è il flusso dell’esistenza. Ogni volta che cerchiamo di afferrare la verità, siamo nel passato. Nel presente c’è una sola verità: «non lo so»; in questo flusso cangiante, io posso solo presumere, dedurre, indurre, ma senza assolute certezze.

Letizia ― Se la partita l’avesse vinta Eraclito piuttosto che Parmenide…

Flavio ― Avrà anche vinto Parmenide (tramite Platone) la battaglia per la supremazia culturale, ma l’impermanenza, in quanto seconda legge della termodinamica, che è il mostro zannuto che tiene tra le sue grinfie tutti i piani di esistenza raffigurato nelle tanke tibetane, continua a vincere su di noi, su Aristotele e il suo motore immobile, su Platone e il suo Empireo e su Parmenide e il suo essere che non può non essere. Alla fine, il tempo tutto frantuma, disperde, divora e trasforma. πάντα ῥεῖ.

Letizia ― Non sai quanto sono d’accordo… Purtroppo la supremazia culturale, proprio perché si colloca sopra, tende a snobbare quel piano di immanenza dove l’esperienza incontra l’infinito dinamismo di tutte le cose.

Flavio ― Il mio punto di vista è che Parmenide vince nella rappresentazione consolatoria del mondo che ci facciamo, cioè nella finzione. La finzione risulta vincente perché gli uomini (come diceva Giulio Cesare) credono volentieri che sia vero ciò che desiderano. La rappresentazione prevalente del mondo ha lo stesso realismo del Wile Coyote che sgambetta per aria prima di accorgersi d’aver oltrepassato il margine del burrone e, di conseguenza, precipitare.