Il gluteo sinistro

Il gluteo sinistro

DCIM100MEDIASi moltiplicano i flash-mob a sfondo religioso. Dopo le sentinelle in piedi (cui si uniscono ultimamente anche gruppi di musulmani) che protestano silenziosamente contro la legalizzazione delle unioni omosessuali, si sono visti anche sit-in di buddhisti intenti a meditare in piazza. Immagino per ottenere più visibilità. Premesso che di queste pratiche d’ispirazione situazionista apprezzo il taglio improntato alla testimonianza nonviolenta, persiste in me, comunque, una sensazione di disagio; come se, in queste forme di spettacolarizzazione della religione percepissi qualcosa di impudico. È mia convinzione che la religione debba essere un fatto privato e che l’ostentarla, il renderla pubblica, la sminuisca, se non la invalida del tutto. Mi conforta, in questo mio sentimento, un mai dimenticato passo del Vangelo di Matteo:

«Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

La meditazione, si dirà, non è preghiera, ma credo che le qualità di intima riservatezza, disinteresse, modestia, semplicità e umiltà siano tratti fondamentali che, in queste forme di gestualità religiosa spettacolarizzata vengono trascurati, se non del tutto rimossi.

Sarà, anche, che la mia personale religiosità si ispira, tra molte altre fonti, anche alla leggenda ebraica secondo la quale ogni generazione conosce trentasei persone giuste dalla cui condotta dipende il destino dell’umanità e che, secondo la tradizione, svolgerebbero lavori umili, mentre la loro condizione di giusti sarebbe ignota anche a loro stessi. Il fatto è che credo fermamente che la vera pratica consista nel ben fare (più che nel ben mostrarsi) e possa senza problemi restare ignota ai più, poiché non mira al successo personale.

Damo alla piazza ciò che è della piazza. E rifugiamoci, per meditare, ciascuno nel chiuso della propria cella. Senza far sapere al gluteo destro quello che fa il sinistro.