I Sette Savi e le massime del tempio di Apollo delfico

I Sette Savi e le massime del tempio di Apollo delfico

Nuremberg_chronicles_f_60v_1I Sette Savi vissero tutti nel VI secolo a.C., in Grecia. Nel suo scritto intitolato Protagora (343 A), Platone fornisce questo elenco:

  1. Talete di Mileto, matematico e filosofo, fondatore della scuola ionica;
  2. Biante, legislatore di Priene;
  3. Pittaco di Mitilene, che governò per dieci anni dopo aver sconfitto il tiranno Melancro;
  4. Solone, politico e poeta ateniese, che fu il primo a sostituire il diritto di nascita con il censo nell’assegnazione delle cariche pubbliche;
  5. Chilone, legislatore spartano;
  6. il poeta Cleobulo di Lindo (Rodi);
  7. e Periandro, tiranno di Corinto.

Sempre Platone narra che i Sette, «tutti quanti ammiratori, appassionati amanti e discepoli dell’educazione spirituale spartana» si radunarono nel tempio di Apollo a Delfi per offrire in dono i loro detti, che furono tanto apprezzati da esser ritenuti degni d’essere scolpiti sulle architravi del santuario, a imperitura memoria.

Tempio di Tholo a Delfi

Tempio di Tholo a Delfi

«Secondo una proposta dello studioso Roscher (1901), i precetti delfici non avevano valore di prescrizione morale o religiosa. Ad esempio, il primo dei precetti, Μηδὲν ἄγαν («niente di troppo»), stava a significare che chi si recava a consultare il dio non doveva porre troppi quesiti. Un altro precetto, sulle Ἐγγύαι («promesse»), prescriveva di non fare voti e di non vincolarsi a cose e a impegni che non fosse possibile poi mantenere. Lo Γνῶθι σεαυτόν («Conosci te stesso») significava che, nel momento in cui ci si accingeva a interrogare l’oracolo, era necessario esaminare dentro di sé in maniera accurata le domande che si volevano fare. Dal momento, insomma, che si doveva ridurre il più possibile il numero delle domande, e non farne troppe, veniva altresì prescritto di fare attenzione, in se stessi, a quello che c’era davvero bisogno di sapere». Fin qui Michel Foucault in una delle sue ultime lezioni, nel 1982.

Massime dei Sette Savi scolpite sulle architravi del tempio di Apollo delfico:

  1. Il primo dei precetti, «Niente di troppo!» (Μηδὲν ἄγαν) attribuito a Solone di Atene invitava chi si recava a consultare il dio a non porre troppe domande.
  2. Il secondo precetto, «Promesse – ed è già danno» ( Ἐγγύαι πάρα δ᾽ἄτα) era attribuito a Talete di Mileto, il quale prescrisse di non fare voti e di non vincolarsi a cose e a impegni che non fosse possibile poi mantenere.
  3. Il terzo, e celeberrimo, precetto, poi inciso sul frontone del tempio: «Conosci te stesso» (Γνῶθι σεαυτόν), suggerito da Chilone di Sparta significava che, nel momento in cui ci si accingeva a interrogare l’oracolo, era necessario esaminare dentro di sé in maniera accurata le domande che si volevano fare.
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Rovine del Tempio di Apollo a Delfi, dipinto di Georges Atsametakis

Platone non dice quali fossero i precetti elargiti dai rimanenti quattro Savi. Possiamo provare a indovinarli facendo ricorso alle antiche fonti (Stobeo, Anthol., I, 172):

  1. Biante di Priene: «I più sono cattivi» (οἱ πλειστoι κακoί) e, in quanto tali, indegni di un responso. Perciò tieni un basso profilo di fronte al dio.
  2. Pittaco di Mitilene disse: «Sappi cogliere il momento giusto» (Γίγνωσκε καιρόν). La credenza nel Kairón, cioè nel tempo giusto, maturo, in cui anche le cose impossibili divengono possibili, era molto radicata nella mente collettiva dei Greci.
  3. Cleobulo da Lindo: «Ottima è la misura» (Μέτρον ἄριστον). Il «metro» era, presso i Greci, anche la misura del verso poetico (endecasillabi alcaici, asclepiadei maggiori, ecc.), perciò è verosimile che volesse dire che il quesito migliore fosse quello espresso in forma poetica.
  4. Periandro di Corinto: «Pensa al tutto» (Μελέτη τὸ πᾶν) è un’esortazione a uscire dal particulare autoreferenziale e ad aprire la mente a un’ampia visione d’insieme.

È utile, infine, ricordare che vero saggio non è chi dà un buon consiglio, ma chi lo mette in pratica. Ma questa è tutta un’altra storia, che racconteremo un’altra volta.