Essere «qualcuno», essere «nessuno»

Nāgārjuna

Nāgārjuna, arte tibetana

Quella che segue è la traduzione dall’inglese di una poesia di Stephen Batchelor ispirata al capitolo XXVI della Mūla-mādhyamaka-kārikā di Nāgārjuna, fatta con la decisiva collaborazione di un’amica tanto preziosa quanto insostituibile. Si tratta di un’esposizione sintetica della dottrina della produzione condizionata (paţicca samuppāda, pratītyasamutpāda).

In particolare abbiamo riflettuto a lungo su come tradurre impulsive e self-conscious. Abbiamo tradotto il primo termine con «impulsivo» (con un po’ di disagio, perché la parola in italiano è molto meno dotta che in inglese e poi siamo stati in dubbio con «compulsivo», che però implica, forse, un’ossessione patologica, non presente in impulsive) e il secondo con «identificato», perché il termine self-conscious, in inglese, non ha soltanto il significato di auto-cosciente, ma anche quello di cosciente (sgradevolmente) dell’attenzione altrui su di sé, quindi timido, impacciato.

🕐 Obnubilato dalla nescienza (Avijjā), coi miei atti impulsivi creo formazioni mentali (Saṅkhāra) che forgiano il mio destino.
🕑 Le formazioni mentali (Saṅkhāra) condizionano la mia percezione (Viññāṇa).
🕒 La percezione (Viññāṇa), come senso interno, crea l’illusione della mia personalità (Nāmarūpa), proprio come l’attenzione, l’occhio e una forma colorata producono la visione.
🕓 Condizionati dalla personalità (Nāma-rūpa) sono i miei organi di senso (Saḷāyatana).
🕔 Identificandomi, entro in situazioni in cui la personalità si dispiega e il mondo impatta sul mio animo sensibile. Condizionato dagli organi di senso avviene l’impatto (Phassa), ossia l’incontro del mio apparato percettivo col mondo empirico.
🕕  L’impatto (Phassa) condiziona le mie esperienze sensoriali (Vedanā).
🕖 Le esperienze sensoriali (Vedanā) mi inclinano alla brama (Taṇhā) di fare o di evitare.
🕗 La brama (Taṇhā) è all’origine dell’attaccamento (Upādāna) alla sensualità, alle opinioni, alle regole, ai ruoli al senso di importanza personale.
🕘 L’attaccamento, Upādāna, condiziona la mia esistenza, cioè la continuazione dell’impulsività, della proliferazione mentale, dell’ identificazione coi cinque aggregati (Bhava).
🕙 L’esistenza (Bhava) condiziona la ri-nascita (Jāti).
🕚 La ri-nascita (Jāti) è causa del tormento, del dolore, dei dispiaceri, della depressione, dell’ansia…
🕛 … dell’invecchiamento e della morte (Jarāmaraṇa).
L’angoscia (Dukkha) emerge quando «qualcuno» nasce (Jāti). Le formazioni karmiche (Saṅkhāra) condizionate dall’ignoranza (Avijjā) sono la causa dell’esistenza (Bhava). I nesci re-agiscono impulsivamente. Attaccamento (Upādāna) è insistere nell’essere «qualcuno»; non-attaccamento è la libertà di essere «nessuno». Solo i saggi possono agire senza lasciar traccia. Gli atti impulsivi sono la radice della vita. Quando la nescienza (Avijjā) cessa, con la pratica dell’introspezione (Vipassanā), anche gli atti impulsivi cessano. Arrestando ciò che non accadrà, l’angoscia (Dukkha) finirà.

da Nāgārjuna